Dove posso bere l’Ayahuasca? [Parte 1/3]

Canto al Colibri (ritaglio) – By Juan Carlos Taminchi (juancarlostaminchi.com)

L’Ayahuasca, come altre cose nella vita, segue un po’ quel detto buddista secondo cui “quando l’allievo è pronto, il maestro si manifesta”. Ma dove si trova l’Ayahuasca? Che luoghi frequenta? Vediamolo assieme.


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La patria dell’Ayahuasca è il Sud America, le tribù indigene della Foresta Pluviale Amazzonica, delle Ande e i loro Sciamani (anche chiamati curanderos, tabaqueros, ayahuasqueros, etc. a seconda delle loro conoscenze e competenze nel lavorare con le diverse piante) ne sono stati storicamente i protagonisti.

La parola “Ayahuasca” deriva dalla lingua quechua e unisce le due parole “aya”, che significa persona morta, spirito, anima o antenato, e “huasca” che significa fune o liana. Nel mondo è quindi conosciuta come la “Liana dello spirito” (anche Liana degli spiriti o Liana dei morti). Queste traduzioni trasmettono in qualche modo anche la proprietà dell’Ayahuasca di trasportare chi ne partecipa in luoghi oltre lo spazio e il tempo.

In particolare l’Ayahuasca è utilizzata da secoli negli stati del Perù, Equador, Bolivia, Chile, Argentina e Brasile) che rappresentano quindi il primo contesto dove poter bere Ayahuasca.

Lo Sciamano

La parola Sciamano indica una particolare figura di guaritore-saggio spesso presente nelle società animiste non alfabetizzate. Lo sciamano assume diverse funzioni nelle dinamiche di vita di una tribù, tra cui generalmente quella di guaritore e guida magico-religiosa.

A fare di uno sciamano uno sciamano è la sua conoscenza delle specie vegetali, delle loro proprietà e metodi di preparazione al fine di poterle utilizzare per curare ferite, dolori anche cronici e malattie. Tuttavia non dobbiamo vedere uno Sciamano come il dottore della giungla: le piante possono essere utilizzate anche per sedare o uccidere (il Curaro ad esempio, un particolare veleno con cui viene cosparsa la punta delle frecce prima della caccia è innocuo se ingerito ma capace di uccidere in pochi minuti se viene a contatto con una ferita aperta).

La sua figura, molto spesso carismatica, include il ruolo di leader religioso e mistico. Questo aspetto è legato alla capacità dello sciamano di utilizzare stati di coscienza alterata per entrare in contatto (secondo il loro sistema di credenze) con gli spiriti, i morti e in generale con realtà ultraterrene. Questi stati di trance sono spesso indotti dall’utilizzo di preparati vegetali psicoattivi che vengono masticati, bevuti (nel caso di un decotto) o inalati (in caso di polverizzazione).

In tutto questo all’Ayahuasca è riservato un ruolo molto particolare. È considerata infatti dagli sciamani la pianta maestra, in grado cioè di insegnare quale ruolo hanno le altre piante e quali metodi e preparazioni utilizzare perché si possa da loro ottenere un effetto. Alcune preparazioni sono davvero complicate e per antropologi e studiosi occidentali rimane ancora oggi un mistero come possano queste popolazioni avere avuto accesso a tali conoscenze (sembra non ci sia modo di far “confessare” gli sciamani che si ostinano a riferire che l’Ayahuasca gli ha detto che piante usare e come prepararle..!). Il Curaro stesso ha una preparazione molto complessa (non tutti sanno che è stato proprio grazie allo studio delle tribù indigene dell’Amazzonia se oggi è possibile eseguire operazioni chirurgiche sotto anestesia generale).

I rituali sciamanici

Fatte le dovute premesse, andiamo a vedere come si beve l’Ayahuasca tradizionalmente presso una tribù andina. I rituali sciamanici possono essere diversi da tribù a tribù, ma in generale sono accomunati dalle seguenti caratteristiche:

  • La cerimonia viene celebrata durante la notte, l’Ayahuasca viene servita all’ora di cena e il rito si conclude con il risveglio del partecipante il giorno seguente.
  • Il numero di partecipanti alla cerimonia è contenuto, non esiste una regola tuttavia raramente le cerimonie superano il 5-10 partecipanti (anche meno nel contesto più tradizionale).
  • Lo sciamano esegue un rituale di purificazione, protezione dagli spiriti e trasmissione delle intenzioni fumando del tabacco e recitando delle preghiere/intenzioni verso il recipiente che contiene l’Ayahuasca. A seconda del rito questa procedura può essere ripetuta verso i singoli partecipanti prima o durante la cerimonia.
  • Durante la cerimonia lo sciamano intona dei canti chiamati icaros muovendo a tempo delle foglie legate fra loro come supporto ritmico/energetico. Gli sciamani raccontano come anche gli icaros siano stati “consegnati” loro dall’Ayahuasca stessa. Sono quindi personali e diversi da sciamano a sciamano.

Partecipare ad un rituale sciamanico può essere un’esperienza molto intensa. Il buio favorisce un lavoro interiore e chi ha partecipato a questo tipo di cerimonie non di rado racconta di aver ripercorso la propria vita andando a sciogliere dei nodi importanti della propria esistenza attraverso la visione o un dialogo con i propri cari o altre “guide” che li hanno accompagnati nel loro viaggio (Vedi anche “Isabel Allende e la sua Ayahuasca”).

Conclusioni

Un primo contesto in cui bere Ayahuasca è quindi sicuramente quello di origine. In Perù nel 2008 l’Istituto di Cultura Nazionale Peruviano ha dichiarato ufficialmente i rituali indigeni a base di Ayahuasca “uno dei pilastri fondamentali della tradizione nazionale” e che in quanto tali devono essere protetti come parte del patrimonio culturale del Perù

Essendo quindi una pratica legale, il Perù è diventato meta di molte persone che vogliono intraprendere questa esperienza che ha il potenziale di cambiare in meglio il proprio rapporto con se stessi, gli altri e la natura. Esistono molti siti web che promuovono ed organizzano ritiri spirituali e/o sciamanici con Ayahuasca in Perù.

Se hai sentito la chiamata dell’Ayahuasca e vuoi intraprendere un viaggio nella sua terra natia ti consiglio di procedere con cautela e pazienza senza affrettarti e se possibile utilizzando canali e conoscenze dirette. Il Perù è infatti da qualche anno conosciuto anche per il fenomeno del “Turismo dell’Ayahuasca”, dove per fini economici vengono sacrificati qualità, intento e sicurezza.

Puoi leggere la seconda parte di questa serie:

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