L’Ayahuasca in un mondo globalizzato

Nel Settembre del 2014, supportata dall’UNESCO, si è svolta ad Ibiza la Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca, un evento senza precedenti che ha visto la partecipazione di oltre 600 persone e dove si sono discussi i temi più rilevanti legati al mondo dell’Ayahuasca.


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Oltre 600 persone provenienti da più di 60 Paesi hanno partecipato alla Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca (AYA2014), celebrata in Santa Eulalia del Río, Ibiza (Spagna) e supportata dall’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization).

L’evento è stato una prima assoluta nella storia per dimensioni, portata e prestigio dei relatori presenti tra cui rappresentanti governativi dei paesi di origine dell’Ayahuasca, rappresentanti di istituzioni religiose, professionisti di medicina tradizionale, avvocati, neuro-scienziati, psicologi, antropologi, dottori, produttori cinematografici, artisti, etnobotanici, filosofi, intellettuali, ambientalisti e persone legate alla comunità dell’Ayahuasca in generale.

l’AYA2014 è stata organizzata da ICEERS (Centro Internazionale per l’Educazione, la Ricerca e Servizi Etnobotanici) un organizzazione no-profit che ha la missione di “integrare Ayahuasca, Iboga e altre piante tradizionali come strumenti terapeutici nella società moderna oltre che la conservazione delle culture indigene che ne hanno fatto uso sin dall’antichità, il loro habitat e le loro risorse botaniche”.

In questa Conferenza, un gruppo composto da 40 esperti in scienze, legge e politiche pubbliche, si sono riuniti per discutere su come migliorare la comprensione, il rispetto e la protezione dell’utilizzo dell’Ayahuasca nel XXI secolo. Durante la Conferenza si è costituito il Comitato di Esperti per la Regolarizzazione degli Etnobotanici Psicoattivi che ha successivamente elaborato e pubblicato un documento intitolato “Dichiarazione AYA2014: L’Ayahuasca in un mondo globalizzato”, una chiamata ai governi per avanzare verso la creazione di un ambito legale costruttivo e basato sui diritti umani per l’uso dell’Ayahuasca.

La dichiarazione parte dal presupposto che “Tutti gli esseri umani dovrebbero essere liberi di scegliere le forme e gli strumenti diretti a facilitare la propria crescita personale, a superare la malattia tanto fisica quanto mentale e a nutrire i propri legami sociali e familiari, così come a coltivare il proprio sviluppo spirituale”. 

Continua constatando che “Sfortunatamente, questo sembra non applicarsi a certi strumenti di origine etnobotanica, utilizzati per secoli da società indigene e premoderne […] le società industrializzate sono state, in generale, repressive e intolleranti verso le piante con proprietà psicoattive, interpretando erroneamente il loro uso come diabolico, distruttivo e assuefacente. […] l’evidenza scientifica recente, sia biomedica che psicosociale, mostra che questo pregiudizio culturale tanto radicato è sbagliato, e che piante come l’ayahuasca stanno guadagnando un sempre maggiore riconoscimento per il loro potenziale ruolo in processi psicoterapeutici, di crescita spirituale e di miglioramento delle relazioni interpersonali […] l’evidenza scientifica mostra che l’ayahuasca non dà luogo a modelli di uso cronico e problematico (ad esempio, la dipendenza), che il suo uso non genera tolleranza farmacologica […]”.

Fatte le premesse di dovere tratta quindi il punto principale che “per molti organismi di controllo sulle droghe, come l’Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti (INCB) […] bere ayahuasca è frequentemente erroneamente considerato come un nuovo modo di ‘sballarsi’ […] una minaccia per la salute pubblica e per l’ordine morale, che richiede misure repressive”.

Nonostante “Nel 2010, l’INCB ha affermato che nessuna pianta o decotto che contenga DMT, inclusa l’ayahuasca, si trova attualmente soggetta a controllo internazionale” ha poi aggiunto che “alcuni paesi potranno decidere di applicare misure di controllo per l’uso e il commercio dell’ayahuasca, a causa dei gravi rischi per la salute che l’uso di questo preparato comporta”.

La dichiarazione continua evidenziando come “In coincidenza con l’allarme politico generato […] si sono verificati una serie di arresti in tutta Europa e in altre parti del mondo, come segnale di intolleranza verso le pratiche cerimoniali che prevedono ingestione di ayahuasca. […] Noi abbiamo seguito da vicino alcuni casi legali e giudiziari che hanno colpito molte delle differenti comunità che utilizzano ayahuasca, testimoniando quanto tragica e dannosa può essere questa oppressione per le persone coinvolte”.

La dichiarazione culmina con una richiesta “ai governi, ai legislatori, ai procuratori legali, ai giudici e ai funzionari incaricati di far rispettare la legge, di tenere in considerazione il valore tradizionale e culturale delle pratiche di consumo di ayahuasca in tutto il mondo, e di basare le proprie politiche e decisioni sulle evidenze scientifiche descritte precedentemente e sui diritti umani. Chiediamo che si ponga fine a questa persecuzione legale […] di prendere in considerazione la dichiarazione dell’INCB sullo stato legale dell’ayahusca […] [che] in accordo con l’interpretazione ufficiale del Convegno sulle Sostanze Psicotrope del 1971, non è soggetta a controllo internazionale”.

La dichiarazione chiude con un richiamo alla responsabilità personale “alle persone che prendono ayahuasca, e specialmente a chi conduce le cerimonie, di assumersi la responsabilità di farlo con la conoscenza adeguata, con buone intenzioni e in forma diligente, per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. I comportamenti poco etici e le pratiche fraudolente non devono essere tollerati”.

Conclusioni

La Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca del 2014 è stato un evento senza precedenti. Se conosci la lingua inglese ti invito a visionare i numerosi video degli interventi così da poterti formare un’opinione senza intermediari.

Uno dei maggiori risultati è la Dichiarazione AYA2014: L’Ayahuasca in un mondo globalizzato, che si aggiunge allo Statement of Ayahuasca, già pubblicato nel 2012 sull’International Journal of Drug Policy e sottoscritto da accademici di indubbio prestigio.

Sono eventi e documenti questi che segnano delle mete importanti in questo percorso nella giungla della globalizzazione, una giungla nuova nella quale l’Ayahuasca si sta facendo strada ma dove sconta i pregiudizi – scientificamente non comprovati – radicati negli ambienti politici e legali secondo cui, chi la utilizza come strumento curativo, di sviluppo personale o spirituale, viene considerato alla stregua di un narcotrafficante.

Riferimenti

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